Stefano⚡
É il primo anno senza Daniele, il mio migliore amico. Mi ritrovo a passeggiare, solo, per le vie di Siena. Avevo bisogno di schiarire le idee, sono cambiate così tante cose.
Mi manca il mio amico, le nostre risate, il gruppo non è più lo stesso. Parlo sempre al telefono con lui, certamente, ma non è più come prima: viversi nella stessa stanza era un'altra storia.
Sicuramente avrò modo di conoscere altri amici, però lui rimarrà sempre il mio migliore amico, al di là di tutto. Tuttavia, sono davvero contento per come se la sta spassando con Sofia. Ho fatto un sacco di fatica per quei due. E non solo io... Marta, devo ammettere, si è data parecchio da fare l'anno scorso...
Ricordo ancora il giorno fatale, quello del loro primo bacio, a quella festa dell'università.
La prima volta in cui io e Marta, dopo anni passati a punzecchiarci da lontano, abbiamo stretto una tregua. Durata pochissimo, sia chiaro. Guardo Piazza del Campo, quanti ricordi...
«Allora Ste, siamo d'accordo? Una breve, brevissima tregua per aiutare Sofia e Daniele, lo sappiamo bene entrambi che quei due si piacciono. Poi finisce qua tra me e te. Chiaro?» mi disse Marta, categorica, precisa come sempre.
«Tranquilla, Martina. Puoi stare serena, non ho intenzione di prenderti in giro più del dovuto, naturalmente» le dissi, facendo lo sbruffone, con la giacca sulla spalla e una mano dietro la schiena, da vero figo.
«Odio quando mi chiami Martina. E odio te più di ogni altra cosa» urlò. Adoravo. Adoravo chiamarla Martina e farla arrabbiare.
E lo adoro ancora.
Ora devo correre a cambiarmi. Sarà uno spasso stasera.
Ore 20.00
Sono arrivato alla festa, di Marta ancora neanche l'ombra. Ci siamo tutti però. Marco, Chiara, Leonardo...
Il nostro nuovo gruppo.
«Ciao Ste» mi saluta Leo.
«Ti trovo bene» gli dico.
Sono contento che almeno lui sia rimasto, è un bravo ragazzo, mi sta simpatico. Eccola che si avvicina, Chiara.
La guardo, forse un po' troppo. I ricordi... brutte bestie...
«Chiara! Come stai?» le dico, cercando di coinvolgerla.
«Ciao Stefano, tutto bene. E a voi? Come sono andate le vacanze?»
«Tranquille e rilassate» si intromette Marco.
«Voi non vi conoscete, a proposito» intervengo io.
«Marco, ti presento Chiara. Chiara ti presento Marco, il fratello di Marta. Da quest'anno uscirà con noi, perché anche lui studierà qui.»
«Oh figo, ciao Marco» dice Chiara, sorridendo.
All'improvviso, un colpo. Marta fa il suo ingresso. Wow.
Ore 21.00
La musica è così alta che il pavimento vibra. Intorno a noi il locale è un groviglio di palloncini, brindisi e gente che urla il suo nome, e in mezzo a tutto questo c'è lei.
Marta, con una corona d'alloro storta sulla testa e i capelli di un rosso ramato che sotto le luci sembrano accendersi.
Mi sembra più vera, non so spiegarlo meglio. Come se per una volta avesse smesso di tenersi in ordine. E io ora voglio andare a darle fastidio.
«Cara, carissima Marta. C'è una cosa serissima che voglio dirti da prima, ma non c'è stato modo, visto che non volevo farti fare brutta figura davanti a tuo fratello. Cos'è successo ai tuoi capelli? Hanno preso fuoco, eh? Ahahahahah»
«Sei uno stronzo!» mi urla, puntandomi contro un bicchiere che ondeggia pericolosamente.
«Come ti piace dirlo, eh, Marta? Marta, Marta...»
«A me piace dirlo, a te piace sentirlo!»
«Nah...» Mi gratto il mento, fingendo di rifletterci. «Ni... Sì, è vero. E a te piace che a me piaccia.»
«Vero, verissimo.» Si lascia scappare una risata e si appoggia al tavolo, mancandolo di pochi centimetri.
Allungo la mano e le sfilo il bicchiere dalle dita prima che finisca sulla camicia di qualcuno. Lei se ne accorge in ritardo e mi guarda offesa, con gli occhi lucidi.
«Come ti piace farti male, eh, Marta?» dico, posando il bicchiere fuori dalla sua portata.
«Dai, sì, ancora, fammi più male! Guarda che questo è masochismo, cara mia.»
«Ste, c'è un limite a tutto. Non esageriamo.»
«Questa conversazione sta diventando Cinquanta sfumature di grigio, per caso?» Scoppio a ridere.
«Mi dissocio!» Alza un dito con solennità, e per poco non perde l'equilibrio. «Tu l'hai detto! Sei tu che continui a provocare!»
«Io? Io sono un angelo.»
«Tu sei un avvocato.»
«Futuro avvocato. E quindi, tecnicamente, innocente fino a prova contraria.»
Ride di nuovo, e questa volta non prova nemmeno a trattenersi. Le porto una bottiglietta d'acqua dal banco e gliela metto in mano senza dire niente. Lei la prende, la guarda, poi guarda me.
«Grazie» borbotta, e distoglie lo sguardo.
È la prima volta che la vedo senza un piano, senza una lista, senza il telefono in mano a controllare qualcosa.
Marta, quella che ha sempre tutto sotto controllo, stasera lascia andare e basta.
Io dovrei andare via, tornare dagli altri, lasciarla ai suoi festeggiamenti. Invece resto lì, con la sua corona d'alloro in mano, che mi ha infilato senza accorgersene.
Ore 00.00
Che festona, che è stata. Vederla ubriaca è stato incredibile.
Finalmente, so come ricattarla a dovere.
Prima di andare a dormire, faccio un giro e passo a vedere la bacheca appesa della residenza: hanno appena affisso le nuove assegnazioni e devo controllare con chi mi hanno messo in stanza quest'anno e a quale piano. Vediamo... mh... INTERESSANTE! Sono in stanza con Leonardo e Marco! Nello stesso piano ci sono Chiara e Marta nella stessa camera... Meraviglioso, ci sarà da divertirsi... Già... Con Chiara, poi...